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Sulemani!

Ma in Egitto i comici finiscono in carcere

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«Possiamo dire che in Italia è in corso una rivoluzione come in Egitto, forse più grande di quella?». «Assolutamente sì, perché in Egitto forse rimpiangono Mubarak?». Questa la risposta data da Beppe Grillo in un’intervista a Metro.

A Beppe, sempre bravo nei suoi proclami, andrebbe però ricordato come è andata a finire la “Primavera araba” in Egitto. Gli interesserebbe sapere, magari, che la nuova Costituzione egiziana, promulgata (dopo un referendum molto contestato) nel dicembre del 2012 dal presidente Morsi, legato ai Fratelli Mussulmani ed eletto dal nuovo Egito post-Mubarack, ha ricevuto innumerevoli critiche da parte di associazioni per i diritti umani in quanto, per esempio, non riconosce la supremazia del diritto internazionale in tema di diritti umani.

Al tempo stesso, la Costituzione approvata dopo le proteste della primavera araba, considera come principi cardine della giurisprudenza i fondamenti della Sharia, e non solo: nel nuovo testo costituzionale è “saltato” il riferimento ai diritti delle donne: la dicitura «la donna è in uno stato di parità con gli uomini nel campo della vita politica, sociale, culturale ed economica», già contenuto nella Costituzione del 1971, è bellamente scomparso.

Non solo. Mentre negli ultimi mesi sono tornati a protestare in piazza contro Morsi gli stessi movimenti che avevano costretto Mubarack alle dimissioni, e mentre continuano gli scontri tra cristiani e mussulmani, anche i comici finiscono in prigione. Il comico Bassem Youssef (nella foto), si era fatto conoscere su YouTube proprio durante la “primavera” prendendosi gioco dei racconti “di regime” che faceva la televisione di stato delle proteste in corso.  È poi arrivato in tv riuscendo a raccogliere fino a 5milioni di spettatori. Alla vigilia di Pasqua, però, è scattato l’arresto. L’accusa è quella di aver «insultato» l’Islam e il presidente Mohamed Morsi». E uscito a breve dietro cauzione. L’arresto è arrivato dopo quattro denuncie ricevute dai sostenitori del presidente che lo accusano di farsi beffe dello stesso Morsi, dei Fratelli musulmani e dei salafiti.

E non è andata meglio ad un’altro comico: Ali Kandil, un attore teatrale, è accusato di “blasfemia” per aver “insultato” i musulmani in una sua performance. Fermato e interrogato, è stato liberato una settimana fa dopo aver pagato una cauzione di 570 euro. Kandil, davanti ai giudici, ha respinto le accuse e rivendicato quanto detto nel corso dello spettacolo. Un uomo coraggioso, che dice pane al pane e vino al vino. E che magari avrebbe da insegnare un po’ di politica ad altri comici che bazzicano dalle nostre parti.

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Written by federicomello

April 10, 2013 at 1:49 pm

Posted in Sul muro

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