mello blog

Sulemani!

Archive for April 2013

Buttare Napolitano con l’acqua sporca

leave a comment »

mail

 

Mi ha colpito molto un fatto. Ieri, in un noto centro sociale romano, l’Angelo Mai, ho visto all’ingresso questo cartello pro-Rodotà. È solo un cartello, certo, ma per me è stata l’ennesima conferma di come, per questa elezione al Quirinale, per la prima volta è nata una vera e propria campagna di opinione a favore di Rodotà, quasi una campagna elettorale. Le altre volte interessava meno chi veniva eletto, era una cosa del Parlamento alla quale, in un modo o nell’altro, ci si adeguava.

Qualcuno dirà: è la Rete che ha fatto la differenza, ora tutti possono dire la loro, c’è una iperdemocrazia digitale e tu non puoi farci niente, bellezza.
È sicuramente così, però l’elezione diretta del presidente della Repubblica, in realtà, ha un nome ben preciso: si chiama presidenzialismo. Non a caso negli Usa, in Francia, e in numerose altre democrazie c’è, e funziona magari anche meglio della nostra democrazia parlamentare.

Ma se noi non abbiamo il presidenzialismo, c’è un motivo ben preciso: la nostra Costituzione, “la più bella del mondo” come dice qualcuno, non lo prevede. Quando venne scritta, appena usciti dal fascismo, i padri costituenti pensarono che fosse meglio dividere i poteri in un sistema di pesi e contrappesi, di figure istituzionali e di governo, piuttosto che accentrarli in una sola persona. E non è un caso che anche in Germania – uscita anch’essa dalla guerra dopo una dittatura devastante – c’è un presidente della Repubblica con funzioni simili a quelle del nostro. E non è neanche un caso, infine, che la destra del “governo forte” sia sempre stata a favore del presidenzialismo – e dopo queste “quirinarie” è tornata a chiederlo a gran voce.

No, lo dico perché vedo sempre più spesso facili entusiasmi a portata di clic. Ma in generale, oltre ad innamorarsi delle cose, forse sarebbe meglio anche innamorarsi della complessità delle cose. Certo, per farlo, è richiesto un piccolo sforzo in più.

Advertisements

Written by federicomello

April 21, 2013 at 12:33 pm

Posted in palazzi

Con Marini questa volta ci arrendiamo davvero

with 2 comments

mariniPoi dici… Franco Marini.

C’è stata negli ultimi mesi, nel grande popolo della sinistra, o di quello che ne era rimasto, una sorta di guerra fredda familiare. A rompere il fronte, fino ad allora unito sotto le bandiere dell’antiberlusconismo, lui, Beppe Grillo.

In questo variegato mondo della sinistra, in ogni sua declinazione, tra amici reali e virtuali, tra parenti stretti o conoscenti incontrati per caso; tra ex compagni di scuola, colleghi di lavoro, amici del calcetto, vicini di corsia in piscina, il tema Cinque Stelle ha portato a litigi, incazzature, divisioni.

Chi difendeva Grillo diceva: «Il centrosinistra è uguale al Pdl. E io non lo voto più».

Chi attaccava Grillo rispondeva: «È vero, il centrosinistra ha dato pessima prova di sé. Ma Grillo non è la soluzione, la politica non è improvvisazione, l’incompetenza è un limite e non un valore».

Sui social network la guerra fredda è diventata guerra guerreggiata. Sempre quelli gli schieramenti. Pro-Grillo e contro-Grillo.

Un popolo, in gran parte di una sinistra delusa, faceva proprio il dileggio, il senso di rivalsa, la novità rappresentata dalla vittoria a 5Stelle.

Un altro popolo, anche questo di sinistra, faceva notare tutte le contraddizioni di Grillo: le decisioni calate dall’alto, le espulsioni dei dissidenti, la commistione tra un’azienda privata (la Casaleggio) e un partito politico; la violenza del linguaggio, lo svilimento delle istituzioni, i limiti di una democrazia che si diceva “diretta e digitale” ma che risultava chiusa e verticistica.

Discutere non è mai inutile. Questi scontri serrati, questa guerra verbale, sembrava pronta a dare i suoi frutti, a riconciliare le posizioni a metà del guado: una sinistra più attenta al cambiamento poteva trovare una sintesi con un 5Stelle finalmente più attento a questioni concrete e maggiormente libere dal giogo di Grillo.

Poi, nelle ultime ore, tutto è precipitato. La colpa va detto, è di Bersani. La sua idea, inseguita testardamente, di andare ad un accordo ad ogni costo con il Pdl di Berlusconi, magari per garantirsi un governicchio esposto alle intemperanze di un Brunetta qualsiasi, ha portato ad incoronare Franco Marini come candidato del Pd al Quirinale. Forse sarà eletto al Colle già alla prima votazione.

Marini, un uomo dalle qualità tutte da dimostrare, succo concentrato della prima Repubblica, è legato in maniera saldissima al gruppo di potere che ha guidato il paese negli ultimi quarantanni. Un dinosauro democristiano, possiamo dirlo, che sta ad Obama come il Libro Cuore sta a Fight Club.

La vittoria la incassa Grillo. Che ha organizzato online delle elezioni senza alcuna trasparenza, durante le quali solo quattro gatti hanno potuto dire la loro. E che però è riuscito, nonostante tutto, a portare avanti un nome cristallino, bello, condiviso per la corsa al Quirinale. Quello di Stefano Rodotà. Che poteva rappresentare il simbolo plastico del cambiamento auspicato da tutti gli italiani, un uomo di elevatissimo livello, che sta a Marini come un Altiero Spinelli sta a Nonno Libero.

Invece no. Dicono Marini. Votato da Bersani e Berlusconi, e giù giù a seguire.

Tutti gli sforzi fatti, tutti gli insulti presi, per difendere la “buona politica”, che non è solo casta, che non è solo inciucio, che è anche voglia di avere un progetto, di cambiare le cose, affianco, insieme; sono ora umiliati, buttati nel cesso.

Come convincere, da oggi in poi, gli italiani, che Grillo non aveva ragione, era solo protesta senza soluzioni? Come far ri-innamorare della politica il popolo della sinistra e del centro-sinistra? Non ne ho idea.

Verrebbe da dire una cosa soltanto, parafrasando proprio Grillo. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi, questa volta, forse ci arrendiamo davvero.

Written by federicomello

April 17, 2013 at 6:25 pm

Posted in palazzi

Tagged with , , , ,

Il terribile dilemma della Lombardi

with one comment

So’ problemi, mica le cazzatine tipo la crisi economica.

Image

Written by federicomello

April 13, 2013 at 11:53 am

Posted in Sul muro

Le quirinarie di Grillo e la bufala dell’attacco hacker

with 19 comments

Oggi Beppe Grillo ne ha fatta un’altra delle sue. La mistificazione, ormai, è la sua cifra: non riesce a dire la verità e, confidando sull’ignoranza generale riguardante la rete e l’informatica, si crea sempre una realtà a suo uso e consumo. Vediamo perché.

Giovedì erano partite le elezioni interne per la designazione di un nome da proporre come Presidente della Repubblica: gli iscritti (nessuno sa quanti sono) dovevano proporre online dei nomi che poi, selezionati in una rosa tra i più votati, saranno messi al voto sul blog di Grillo.

Ma oggi tutte le operazioni sono state annullate: Grillo ha spiegato che «Le votazioni per il Presidente della Repubblica di ieri sono state oggetto di attacco di hacker». A rinforzare questa ipotesi è anche intervenuto uno degli spin-doctor del Movimento, Claudio Messora, che a SkyTg24 ha dichiarato: «Peggio sarebbe stato se qualcuno avesse provato a manomettere e falsificare i voti e nessuno se ne fosse accorto».

Ma è proprio così? Qualcuno è volutamente entrato nel sistema della Casaleggio per boicottare questa prova di democrazia? Se fosse, sarebbe molto grave. Chi l’avrebbe fatto, per conto di chi? E non dovrebbero essere preoccupati, Grillo e i suoi, per questo boicottaggio? È come se il Pd avesse annullato le sue primarie dopo il furto di un gran numero di schede.

Ma la verità in questo caso è un’altra: non c’è stata alcuna intrusione esterna. Lo spiega bene il comunicato della Dnv, l’azienda specializzata che ha “certificato” le operazioni di voto. Dice infatti: «A seguito di uno dei controlli pianificati, relativo all’integrita del sistema, è stata rilevata un’anomalia, i cui effetti sono stati verbalizzati. L’anomalia ha compromesso in modo significativo la corrispondenza tra i voti registrati e l’espressione di voto del votante». Significa che sono stati registrati più votanti degli aventi diritto. Sempre la Bnv specifica inoltre: «Trattandosi di un controllo periodico non è stato possibile determinare con certezza il momento iniziale della compromissione».

Di hacker, non si fa alcun cenno. E non potrebbe essere altrimenti: la Bnv è una azienda di certificazione, non di sicurezza informatica. Nel suo “chi siamo”, spiega: «DNV Business Assurance Italia svolge, da parecchi anni, un’intensa e competente attività nel settore delle verifiche, ispezioni e certificazioni di sistemi di gestione, prodotti in campo industriale e nei settori dei servizi». Insomma, rispetto a procedure concordate, l’azienda verifica che vengano svolte in modo corretto. E non è un caso che abbia fatto dei “controlli periodici”: non ha le competenze informatiche per “difendere” un server, e non ha sistemi di monitoraggio, nè di tracking, di tracciamento, per risalire a possibili incursioni.

Dove è venuta fuori allora la storia degli hacker? Dalle parole di Grillo. E, indirettamente, da quelle di Messora. Perché? Bhè, la risposta non la sapremo mai. Ma l’ipotesi più probabile è che alcuni utenti abilitati al voto abbiamo potuto votare più volte per una difetto nel sistema costruito dalla Casaleggio. E, invece di ammettere l’errore, (un pessimo viatico per chi che nel suo statuto intende dare “al popolo della rete” la titolarità del governo), quando le cose non hanno funzionato, ecco subito gridare allo scandalo, all’attacco informatico.

Ma è un comportamento serio questo? È serio che il secondo partito italiano abbia una gestione così pasticciata e mistificatoria di un passaggio fondamentale della vita della repubblica come l’elezione del capo dello stato? Ed è possibile che di fronte a suoi errori (o suoi interessi, la manipolazione sarebbe potuta avvenire a monte, non lo sapremo mai), soffi sul fuoco accusando entità non meglio definite di “sabotaggio”?

Non c’è da stupirsi: negli anni Grillo e Casaleggio ci hanno abituato a questo e a molto altro. Mistificare, però, alla lunga stanca. E continuando a gridare “al lupo al lupo” si perde in fretta ogni credibilità.

Written by federicomello

April 12, 2013 at 4:48 pm

Posted in Grillismi

Sulmuro #1 – Cio che si fa per amore…

with one comment

Ho sempre avuto una grande passione per le scritte sui muri. Le fotografo da anni. Mi sono sempre detto: quando ti apri un blog ci devi fare una sezione. Ed eccola qua: il nome lo so da tempo: Sul Muro. Comincio con questa. Foto scattata su un muro di San Lorenzo, a Roma, esattamente alle 2 del mattino del primo gennaio del 2013.

nic_amore

ps: chi ha foto di scritte sui muri da segnalarmi, me le mandi a federicomello CHIOCCIOLA gmail.com, non mancherà citazione

Written by federicomello

April 11, 2013 at 5:58 pm

Posted in Sul muro

Tagged with , , ,

Ma in Egitto i comici finiscono in carcere

leave a comment »

bassem-ap-photo-amr-nabil-file

«Possiamo dire che in Italia è in corso una rivoluzione come in Egitto, forse più grande di quella?». «Assolutamente sì, perché in Egitto forse rimpiangono Mubarak?». Questa la risposta data da Beppe Grillo in un’intervista a Metro.

A Beppe, sempre bravo nei suoi proclami, andrebbe però ricordato come è andata a finire la “Primavera araba” in Egitto. Gli interesserebbe sapere, magari, che la nuova Costituzione egiziana, promulgata (dopo un referendum molto contestato) nel dicembre del 2012 dal presidente Morsi, legato ai Fratelli Mussulmani ed eletto dal nuovo Egito post-Mubarack, ha ricevuto innumerevoli critiche da parte di associazioni per i diritti umani in quanto, per esempio, non riconosce la supremazia del diritto internazionale in tema di diritti umani.

Al tempo stesso, la Costituzione approvata dopo le proteste della primavera araba, considera come principi cardine della giurisprudenza i fondamenti della Sharia, e non solo: nel nuovo testo costituzionale è “saltato” il riferimento ai diritti delle donne: la dicitura «la donna è in uno stato di parità con gli uomini nel campo della vita politica, sociale, culturale ed economica», già contenuto nella Costituzione del 1971, è bellamente scomparso.

Non solo. Mentre negli ultimi mesi sono tornati a protestare in piazza contro Morsi gli stessi movimenti che avevano costretto Mubarack alle dimissioni, e mentre continuano gli scontri tra cristiani e mussulmani, anche i comici finiscono in prigione. Il comico Bassem Youssef (nella foto), si era fatto conoscere su YouTube proprio durante la “primavera” prendendosi gioco dei racconti “di regime” che faceva la televisione di stato delle proteste in corso.  È poi arrivato in tv riuscendo a raccogliere fino a 5milioni di spettatori. Alla vigilia di Pasqua, però, è scattato l’arresto. L’accusa è quella di aver «insultato» l’Islam e il presidente Mohamed Morsi». E uscito a breve dietro cauzione. L’arresto è arrivato dopo quattro denuncie ricevute dai sostenitori del presidente che lo accusano di farsi beffe dello stesso Morsi, dei Fratelli musulmani e dei salafiti.

E non è andata meglio ad un’altro comico: Ali Kandil, un attore teatrale, è accusato di “blasfemia” per aver “insultato” i musulmani in una sua performance. Fermato e interrogato, è stato liberato una settimana fa dopo aver pagato una cauzione di 570 euro. Kandil, davanti ai giudici, ha respinto le accuse e rivendicato quanto detto nel corso dello spettacolo. Un uomo coraggioso, che dice pane al pane e vino al vino. E che magari avrebbe da insegnare un po’ di politica ad altri comici che bazzicano dalle nostre parti.

Written by federicomello

April 10, 2013 at 1:49 pm

Posted in Sul muro

Il senso di Grillo per il golpe

leave a comment »

colpo_monti

Quanto gli piace a Grillo parlare di golpe, colpo di stato, colpetto di Stato. Oggi è il giorno dei “golpisti” dei partiti che non sono d’accordo a dare il via libera alle Commissioni Parlamentari senza prima che ci sia un governo. Ma in questi anni, sul suo blog, i “colpi di stato” denunciati da Grillo e Casaleggio sono stati tantissimi. Ne abbiamo fatto una carrellata, senza alcuna possibilità di essere esaustivi.

Il 9 gennaio 2007, con Prodi al governo, il “golpe” è quella della legge elettorale: «Questo governo è stato eletto per cancellare questa porcata. Non per discuterla con gli allevatori di porci. C’è stato un golpe. Tutti lo sanno. Nessuno dei partiti lo ha subito. Solo gli italiani» scrive Grillo.

Ma c’è stato un altro colpo di stato, anche il sei marzo 2010. «Da questa notte l’Italia non è più, ufficialmente, una democrazia. Napolitano ha firmato il decreto della legge interpretativa del Governo che rende alcuni italiani più uguali degli altri. Le leggi d’ora in poi saranno interpretate, ogni volta che converrà a loro, da questi golpisti da barzelletta e, alla bisogna, interverrà un presidente della Repubblica che dovrebbe essere messo sotto impeachment per alto tradimento». A dire la verità, di quale misura parla, non ce ne ricordiamo più. Un po’ soft come colpo di stato.

Non mancano le varie declinazioni; su beppegrillo.it, il 28 giugno del 2011 è il “terzo polo, mandante il Pd” a tentare «un golpe sull’acqua per vanificare l’esito del referendum».

E ci sono gli inviti diretto al “colpo di stato”. In due occasioni: il 16 giugno 2009 quando invita le forze dell’ordine: «Fatelo voi, mentre il nano è fuori. Un piccolo golpetto, un golpettino. Un golpettino di quelli morbidi, senza feriti, senza morti. Senza niente. Cento persone». E poi nel post cult-eversivo del novembre 2012, “Soldato blu” quando rivolto ai poliziotti li esorta: «Non ti ho mai visto colpire un politico corrotto, un mafioso, un colluso con la stessa violenza. Ti ho visto invece scortare al supermercato una senatrice o sfrecciare in moto affiancato ad auto blu nel traffico, a protezione di condannati in giacca e cravatta, di cosiddetti onorevoli».

Presto i golpisti diventano altri. Soprattutto Monti e i tecnici.

Prima il 15 novembre 2011 con “Il colpo di spread” che “ha sostituito il vecchio colpo di Stato”.

Quindi, di lì a breve, il 19 novembre 2011, appena insediato Monti, ecco “tecniche di colpo di stato“. «Ora i tecnici sono al potere. Monti potrà essere un onest’uomo, ma il suo governo è un colpo di Stato, l’ultimo dei tanti in questo Paese narcotizzato. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure».

Si avvicinano le elezioni. E, volta per volta, il colpo di stato si individua chiaramente sia in chi vuole cambiare la legge Calderoli, sia nella legge stessa.

Il 9 novembre 2012 altro colpo di Stato questa volta contro le modifiche al Porcellum: «Ora, di fronte al colpo di Stato del cambiamento della legge elettorale in corsa e al tetto del 42,5% per il premio di maggioranza per impedire a tavolino la possibile vittoria del M5S e replicare il Monti bis, la UE tace».

Ma il 29 novembre del 2012, sfumata la possibilità di cambiare la legge “porcata” cambia tutto: è “Colpo di stato all’italiana” per mano della “legge porcata di Calderoli”, della “nomina di Rigor Monti” e “dell’election day”.

Finito? Non ancora. Il 30 dicembre 2012 Grillo dà voce a un esodato secondo il quale la sua situazione è causata da “un colpo di stato di Confindustria”: «è stata Confindustria a fare questo golpe, non c’è niente da fare, che poi anche quella mezza sinistra l’abbia sostenuto per rimanere sul carro è un’altra cosa»

E arriviamo ad oggi dove «Il golpe è iniziato da anni. Un golpe alla luce del sole per delegittimare e svuotare il Parlamento».

Insomma, in Italia ci sono più colpi di stato che governi. Se volessimo fare una citazione suggeriremmo al “comico” che “le parole sono importanti” e forse sarebbe meglio usarle con più cura. Ma così daremmo spazio ad un chiaro “intellettuale radical-chic del PdlmenoL”. Della Ka$$ta insomma. Meglio un bel colpo di stato: uno più uno meno…

Written by federicomello

April 9, 2013 at 6:11 pm

Posted in Grillismi